Siamo andati al Cartoomics Milano 2014 (ma questo non è VICE).

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[Elena]

Era da tempo che ci sembrava di avere ancora troppa dignità residua.

Corre l’anno duemilaquattordici quando un gruppo di disagiatissimi giovani dall’aitante fisico del quasi-ventunenne che ha appena scoperto che sì, esiste davvero un simulatore di Gameboy da installare sullo smarfò,  si rende improvvisamente conto che l’unico modo per contrastare il gelido sentore del tempo che inesorabile avanza è rifare le cose che facevi da piccolo in modo molto imbarazzante, dal momento che piccolo più non sei.

Risulta immediatamente ovvio che fare una gita in mezzo alla natura, riscoprire la gioia delle piccole cose o uscire con gli amichetti a prendere un gelato e fare un giro in bici sono soluzioni TROPPO, TROPPO, TROPPO semplici. Il quasi-ventunenne sa quanto potrebbe essergli fatale l’esposizione ai raggi diretti del sole, l’ha letto una volta su Tumblr.

Ed è per questo che, QUATTRO GIORNI PRIMA del suo inizio, i nostri eroi decidono su due grassocci piedi non solo che parteciperanno al loro primo Salone del Fumetto, ma che ci andranno da cosplayer.

Questa è la premessa alla maxi-storia di come la loro vita, cambiata, capovolta, sottosopra sia finita; seduti su sei piedi qui con te, ti parleranno (a turno) di CARTOOMICS, il superfico di Rho-FieramilanoOoOoOo… *la musica sfuma*

 

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[Giulia]

Cartoomics. Per molti faro di speranza nerd, per altri terra sconosciuta e probabilmente ostile. Essendo una delle poche fiere serie dedicate a cosplay, fumetti e serie televisive nel nord Italia, è tenuta in grande considerazione da parte dei nordisti di ogni età. Ma veramente ogni. Perchè in ambienti come questo, proprio come dietro allo schermo di un monitor, le persone si travestono e approdano all’isola felice dell’anonimato. Questo, come redivivo mantello dell’invisibilità, permette che si formino spontanei quanto bizzarri atti di cameratismo tra sconosciuti. Ecco che i personaggi delle nostre serie preferite prendono forma e noi ci sentiamo liberi di appellarli proprio per come li vediamo. Ovviamente il tutto squittendo frasi da fangirl senza ritegno del calibro di “Noo, ma sei Alien! Oddio ma sei un mito!” o di “Tu! Sì, tu Darth Vader! Troooppo figo! Te la fai una foto con me?”.

È soprattutto per questo che ringrazio il genio creativo (niente ironia, eh) che ha pensato di regalarci una nuova convehention di nerdaggine. Un’occasione divertente (senza prendersi troppo sul serio) di diventare il nostro eroe preferito oppure, perchè no, proprio il personaggio più stronzo della serie che lovviamo di più. Ma andiamo a vedere più da vicino in cosa consista il Cartoomics, e perchè questa versione 2014 non ha deluso di un bit le nostre aspettative.

Allestito in modo (soprendentemente) ordinato in una delle aree della Fiera di Rho, è articolato in dedali di stand di fumetti e piccole e grandi piazze ed aree specifiche, come quella medievale (sì fanatici di LotR e GoT, quella dove vorreste morire in pace) o quella della apocalisse zombie, che fornisce abili truccatori per trascinare lo spettatore giù giù nell’orrore del piccolo schermo.

In tre giorni maggici, puoi comprare fumetti vecchi e nuovi, la copia esatta (o teloggiuro, esatta) dell’unico anello, pelouches dei pokémon e una ciotolina di ramen caldo. Perchè gli Organizzatori della fiera sì che lo conoscono il nerd standard, e sanno che più di ogni cosa desidera fingere di trovarsi in un’altro mondo o, al peggio, in un altro paese. Quindi, i bastardi, creano pure uno stand pieno di ragazze carine che ti chiedono se vuoi andare a studiare in giappone. E tu lo vuoi.

Ma si va avanti, senza voltarsi indietro.

Ora hai due scelte. Riposarti (checca) o andare avanti. Inserisci l’input.

Hai scelto l’opzione A, vuoi riposarti (checca). Fermati allo spettacolo pomeridiano dei cosplay (o anche no), gurda un cortometraggio indipendente o portati una sedia agli stand per fare la coda e farti autografare un fumetto da un fumettaro mai sentito, ma sicuramente ganzissimo.

Hai scelto l’opzione B, vuoi proseguire. La forza è potente in te, e continui imperterrito a camminare. Dato che sarà passato almeno un quarto d’ora da quando hai preso il rament, ti potresti avvicinare allo stand dei nachos, proprio sotto al ring da combattimento. Se invece deprechi la violenza plebea e corporea di lottatori possenti e sudati, allontanati, e assisti ad un incontro di scherma jedi. Prendono pure iscrizioni.

Insomma, puoi fare tutto.

Ok, no non puoi fare tutto, e ad un certo punto le bancarelle spariscono e ti ritrovi a giocare a jenga gigante sul pavimento, esausto. In quel momento, quando sai di avere toccato il fondo, sai che è arrivata l’ora di andare, e va bene così. Con un pizzico di nostalgia, ti avvicini all’uscita, se riesci a trovarla.
Sei quasi fuori, stanco ma felice, e ti fermano. No eh, altre foto, mo’bbasta.

Caramelle gratis. EANDIAMOO.

 

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[Mattia]

C’è un momento nella vita in cui la volontà di un uomo è messa alla prova da forze soverchianti, in cui capisce che le difficoltà da affrontare saranno il metro con cui si ergerà di fronte alle avversità negli anni a venire, in cui la prospettiva peggiore riscontrabile si può riassumere con “Siete stato pesato, siete stato misurato e siete stato trovato mancante.”. Ed è questa frase che continuava a ronzarmi in testa quando domenica 15 bestemmiavo la mancanza di carta da culo nell’affollato cesso della fiera del fumetto di Milano, con un cagotto fulminante come unico amico e un ciccione con la maglietta di Capitan America che bussava impaziente.

Ma facciamo un passo indietro.

Cartoomics. Fiera del fumetto di Milano.
Un appuntamento di discreto appeal per cosplayer, disegnatori, scrittori, lettori, gamer, nerd generici e sfigati random, piazzato proprio nel mezzo del capoluogo lombardo…beh non proprio in mezzo ma lì vicino…sì lo so che è quasi più vicino a Busto Arsizio…insomma non cagate il cazzo! Riassumendo: un paradiso.

Questa volta era tutto organizzato, biglietti comprati online, magheggio per sfruttare il bug della metro, carico di schifezze nello zaino, repellente max preso, fune di fuga equipaggiata, tutti con i propri cosplay, cioè un paio, gli altri sbatti…ma io ero malato, non fate come quelli di Busto!
Appena arrivati ci dividiamo, è normale, interessi diversi, capacità relazionali differenti, la legge naturale che spinge il branco ad abbandonare i deboli e i malati. Il mio malessere doveva essere evidente: al terzo tizio vestito da medico di Assassin’s Creed che mi proponeva un salasso, mi chiedo se non sia il caso di prendermi una pausa dalla turbinante vitalità dei travestimenti. Cerco un’isola di pace in tutto quel caos, un luogo ameno dove riposare le membra stravolte. E così ho fatto quello che chiunque avrebbe fatto nelle mie condizioni: andare alla zona dei giochi da tavolo e lì aspettare che i miei compagni mi ritrovassero, con un po’ di fortuna ancora vivo.
Il tempo sembrava aver perso di significato, mesi, anni, minuti, chi può dirlo? Poi finalmente una voce amica a risvegliarmi dal torpore “sì, sì, sta bene, non si preoccupi, fa il cosplay della mamma di Edward Elric”.

Sono sicuro che Zerocalcare saprebbe trovare una personificazione a questo genere di cose, tipo “il Demone dell’occasione importante” o “la Fata A.C.A.B. che si mangia i sogni”, ma io non sono bravo con i nomi e credo di aver avuto solo sfiga. E comunque poteva andare peggio.
Avrei potuto chiedere una mano a un medico dell’Umbrella.

 

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P.s.: come forse i più svegli di voi avranno già intuito, l’articolo non l’ho scritto da sola. E’ dunque con grande onore ed immenso piacere che vi presento il primo di una lunga serie (se non li faccio scappare prima) di articoli a più-di-un-paio di mani.

P.p.s.: Sissignore, mi sono vestita da Pikachu. PERO’ ANCHE LA GIULIA FACEVA MISTY QUINDI IL DISAGIO SI SMEZZA, per il famoso detto della tradizione popolare brianzola “disagio comune mezzo gaudio”.

 

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